Pubblicazioni matrimonio: cosa sono, documenti, tempi e costi
Prima del sì in comune o in chiesa c'è un passaggio che molte coppie scoprono solo all'ultimo: le pubblicazioni matrimonio. Sono l'avviso ufficiale con cui il…

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Prima del sì in comune o in chiesa c'è un passaggio che molte coppie scoprono solo all'ultimo: le pubblicazioni matrimonio. Sono l'avviso ufficiale con cui il comune rende nota l'intenzione di due persone di sposarsi, e senza di esse, salvo casi eccezionali, il matrimonio non si può celebrare. In questa guida vediamo cosa sono, dove e come si chiedono, quanto restano esposte, per quanto tempo valgono e quanto costano, con riferimento alle regole del Codice civile (artt. 93–101) e alle indicazioni pubblicate dai comuni.
Che cosa sono le pubblicazioni di matrimonio
L'articolo 93 del Codice civile stabilisce che la celebrazione del matrimonio deve essere preceduta dalla pubblicazione fatta a cura dell'ufficiale dello stato civile. In pratica si tratta di un atto affisso dal comune che riporta i dati essenziali dei futuri sposi, tra cui le generalità, la residenza e il luogo in cui intendono sposarsi.
Lo scopo è semplice e, a ben vedere, anche un po' romantico nella sua antichità: dare a chiunque la possibilità di sapere che quelle due persone vogliono unirsi in matrimonio, così che, se esiste un impedimento previsto dalla legge (per esempio un vincolo matrimoniale precedente ancora in essere), possa essere segnalato prima della cerimonia e non dopo.
Le pubblicazioni servono sia per il matrimonio civile sia per il matrimonio religioso con effetti civili (il cosiddetto matrimonio concordatario o celebrato davanti a un ministro di culto riconosciuto). Nel secondo caso è il parroco o il ministro di culto a chiedere al comune di procedere.
Dove si richiedono
Secondo l'articolo 94 del Codice civile, la pubblicazione va richiesta all'ufficiale dello stato civile del comune in cui almeno uno dei due sposi ha la residenza, e viene poi fatta nei comuni di residenza di entrambi. Se gli sposi abitano in due comuni diversi, l'ufficio che riceve la richiesta si occupa di chiedere all'altro comune di pubblicare l'atto e di ricevere poi il certificato di avvenuta pubblicazione.
Per gli italiani che vivono all'estero le regole cambiano: come spiega la pagina del Ministero degli Affari Esteri sul matrimonio, chi risiede fuori dall'Italia si rivolge all'autorità consolare competente per la propria residenza, dove l'atto viene affisso all'albo consolare.
Chi può fare la richiesta e come
L'articolo 96 del Codice civile prevede che la richiesta debba essere fatta da entrambi gli sposi oppure da una persona che abbia ricevuto da loro uno speciale incarico. Nella pratica dei comuni questo si traduce in tre possibilità:
- i due sposi si presentano insieme all'ufficio di stato civile;
- si presenta uno solo dei due, con la delega firmata dall'altro;
- si presenta una terza persona, con la delega firmata da entrambi.
Alcuni comuni permettono di avviare la pratica online, con SPID, CIE o CNS, oppure su appuntamento allo sportello. Le modalità cambiano da città a città, quindi conviene sempre controllare la pagina dei servizi demografici del proprio comune.
Quali documenti servono
Ogni comune indica con precisione cosa portare, e l'elenco può cambiare leggermente da un ufficio all'altro. A titolo di esempio, la scheda del Comune di Pollica sulla pubblicazione di matrimonio elenca il documento d'identità, la marca da bollo e, nei casi particolari, ulteriori documenti. In generale le situazioni più frequenti sono queste:
- Per tutti: un documento d'identità valido di entrambi gli sposi (e dell'eventuale delegato).
- Matrimonio religioso: la richiesta di pubblicazione rilasciata dal parroco o dal ministro di culto.
- Sposo straniero: il nulla osta al matrimonio rilasciato dall'autorità del proprio Paese oppure, per i cittadini degli Stati che aderiscono alla Convenzione di Monaco del 1980, il certificato di capacità matrimoniale.
- Sposo minorenne: il decreto del tribunale che autorizza il matrimonio, possibile solo dai sedici anni e per gravi motivi (art. 84 c.c.).
- Interprete: se uno degli sposi non comprende l'italiano, il documento d'identità dell'interprete.
Quanto restano esposte e quanto valgono
Una volta accettata la richiesta, l'atto viene affisso all'albo pretorio online del comune. I comuni indicano un periodo di affissione di almeno otto giorni, come ricorda anche la scheda del Ministero della Giustizia sul matrimonio. Poi entrano in gioco i termini dell'articolo 99 del Codice civile:
- il matrimonio non può essere celebrato prima del quarto giorno dopo che la pubblicazione è stata compiuta;
- se il matrimonio non viene celebrato nei centottanta giorni successivi, la pubblicazione si considera come non avvenuta e va ripetuta.
Tradotto in calendario: tra affissione e attesa servono circa dodici giorni prima di poter dire sì, e da quel momento avete circa sei mesi di tempo per sposarvi.
| Fase | Durata | Riferimento |
|---|---|---|
| Affissione all'albo del comune | Almeno 8 giorni | Indicazioni dei comuni e dei consolati |
| Attesa prima delle nozze | Dal quarto giorno dopo la fine della pubblicazione | Art. 99 c.c. |
| Validità della pubblicazione | 180 giorni | Art. 99 c.c. |
| Riduzione dei termini | Solo per gravi motivi, con decreto del tribunale | Art. 100 c.c. |
| Omissione della pubblicazione | Solo per cause gravissime o in imminente pericolo di vita | Artt. 100 e 101 c.c. |
Riduzione dei termini ed esenzioni
La legge prevede due eccezioni, pensate per situazioni davvero particolari.
La prima è disciplinata dall'articolo 100 del Codice civile: su richiesta degli interessati, il tribunale può ridurre il termine della pubblicazione per gravi motivi e, per cause gravissime, può perfino autorizzarne l'omissione. In quest'ultimo caso gli sposi devono dichiarare, sotto la propria responsabilità, che non esistono impedimenti al matrimonio, e poi presentare il decreto di autorizzazione all'ufficiale dello stato civile.
La seconda riguarda il matrimonio in imminente pericolo di vita (art. 101 c.c.): quando uno degli sposi rischia di morire, l'ufficiale dello stato civile del luogo può celebrare il matrimonio senza pubblicazione, dopo che gli sposi hanno giurato che non esistono tra loro impedimenti non suscettibili di dispensa.
Se invece l'ufficiale dello stato civile ritiene di non poter procedere con la pubblicazione, deve rilasciare un certificato con i motivi del rifiuto, che si può impugnare davanti al tribunale (art. 98 c.c.).
Quanto costano le pubblicazioni
Il costo principale è l'imposta di bollo. Nei comuni che abbiamo consultato la regola è la stessa: una marca da bollo da 16 euro se entrambi gli sposi risiedono nello stesso comune, due marche (32 euro in totale) se risiedono in comuni diversi. Alcuni comuni chiedono una marca in più quando occorre rilasciare il nulla osta per il matrimonio religioso.
Le modalità di pagamento e gli eventuali altri costi possono però variare da comune a comune: prima di presentarvi, controllate sempre le indicazioni del vostro ufficio di stato civile. Da non confondere con le pubblicazioni sono invece le tariffe per la celebrazione del matrimonio civile in sale particolari o fuori orario, che i comuni fissano con propri regolamenti e delibere.
Le pubblicazioni passo dopo passo
- Scegliete la data indicativa del matrimonio e contate a ritroso: almeno uno o due mesi prima, contattate il comune di residenza.
- Se vi sposate in chiesa, chiedete al parroco la richiesta di pubblicazione da consegnare al comune.
- Prenotate l'appuntamento o avviate la pratica online e preparate documenti e marche da bollo.
- Attendete l'affissione all'albo pretorio e i giorni previsti dalla legge.
- Se vi sposate in chiesa, verificate con il comune e con la parrocchia come viene trasmesso il certificato o il nulla osta.
- Celebrate il matrimonio entro i 180 giorni.
Domande frequenti
Le pubblicazioni di matrimonio si fanno anche per il matrimonio in chiesa?
Sì, se volete che il matrimonio religioso abbia effetti civili. In questo caso è il parroco o il ministro di culto a chiedere la pubblicazione al comune, che poi rilascia il certificato o il nulla osta necessario alla celebrazione.
Ci si può sposare in un comune diverso da quello di residenza?
Sì. Le pubblicazioni si fanno comunque nel comune di residenza; poi l'ufficiale dello stato civile chiede per iscritto al comune scelto di celebrare il matrimonio (art. 109 c.c.).
Cosa succede se superiamo i 180 giorni?
La pubblicazione si considera come non avvenuta e va richiesta di nuovo, con nuova affissione e nuovi tempi di attesa.
Possono andare in comune solo i due sposi?
No: può presentarsi anche uno solo dei due con delega dell'altro, oppure una terza persona con delega firmata da entrambi, come previsto dall'articolo 96 del Codice civile.



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